In questi giorni di vacanza, ho avuto il piacere di passare un po’ di tempo con il mio amico Stefano. Marito di Fiamma, papà di Gianluca e Clarissa, Stefano è un manager di una grande azienda e da poco è diventato anche autore, pubblicando il suo primo libro dal titolo “L’oro nelle ferite. Dal trapianto di cuore alla maratona di New York”. Un libro che certamente avrà il privilegio di ispirare tante persone a rialzarsi dai propri momenti bui, trasformando la propria vita in qualcosa di straordinario come lui stesso ha fatto.

Diciassette anni fa, quando ai tempi era solo un venticinquenne, in seguito ad una malattia degenerativa che piano piano lo stava distruggendo, ha avuto il privilegio di ricevere in dono un trapianto di cuore, e da allora la sua vita e il suo modo di pensare sono totalmente cambiati. Stefano ha sperimentato momenti durissimi, sia da un punto di vista fisico che psicologico, ma anche momenti di rinascita e di grande gioia che solo chi è stato a un passo dalla morte forse è in grado di apprezzare pienamente.

Conoscendo Stefano e la sua storia, gli ho chiesto di potergli fare una breve intervista e di regalarmi le sue parole per mandare un messaggio di speranza a tutte quelle persone che in questo momento soffrono e che devono rialzarsi dopo un brutto momento.  Ho ascoltato i suoi pensieri e le sue emozioni, traducendoli in questi cinque insegnamenti che tutti noi possiamo applicare alla nostra esperienza:

LA VITA DIPENDE DA TE | Spesso facciamo fatica ad accettare questa definizione. Ma se lo dice Stefano, dobbiamo per forza crederci. Immaginatelo in un letto d’ospedale, nell’attesa che prima o poi un medico entri nella sua stanza e gli dica: “abbiamo un cuore compatibile, siamo pronti per l’operazione”. Molte persone direbbero che la decisione di vivere o morire non sia dipesa da lui, ma da un donatore e una serie di circostanze compatibili. La verità è che Stefano ha deciso di giocarsi le sue carte e di sfruttare tutto ciò che fosse in suo potere per guidare la propria vita dopo l’operazione, trasformandola in un esempio per i suoi figli e per tante altre persone.

LA FIDUCIA È ESSENZIALE | Se vuoi vivere una vita appagante, una delle virtù che secondo Stefano devi allenare è la fiducia: verso gli altri, ma anche verso te stesso. Pochi secondi prima di essere operato, per un istante ha consegnato la sua vita nelle mani dei medici. E questo ci insegna che talvolta dobbiamo affidarci ad altri se vogliamo avanzare: ciò che fa la differenza sta nello scegliere le persone giuste. Altri, ma anche se stessi. Come? Diventando delle persone che con costanza, quasi quotidianamente, fanno della coerenza uno stile di vita, realizzando ciò che dicono e trasformando piccoli obiettivi in risultati concreti. Per la serie “vincere aiuta a vincere”!

NON IMPORTA DA QUALE CONDIZIONI PARTI, TU PUOI FARCELA | E in questo la storia di Stefano può ispirare tantissime persone. Nonostante i farmaci, nonostante il particolare e delicato quadro clinico, Stefano ha dimostrato al mondo intero che è possibile tagliare il traguardo di una maratona nonostante tutto. Un’impresa che l’ha sfidato ad andare oltre i propri limiti, e che gli ha permesso di dimostrare che “farcela”, nonostante a volte si parta da una situazione di svantaggio, non è mai scontato, ma sicuramente sempre una delle opzioni perseguibili.

IMPARA A DONARE, MA ANCHE A RICEVERE | Vivere con il cuore di un altro all’inizio gli faceva paura. Tra tutti, il cuore è un organo “vivo”: produce una musica data dal suo stesso battito. Ti vibra quando sei innamorato, ti accelera quando sei impaurito, batte forte quando sei agitato. Ma soprattutto lo puoi sentire dal tuo orecchio quando appoggi la testa sul cuscino. E se donare è un atto che ci fa sentire vivi, imparare contemporaneamente a ricevere è un gesto d’amore che non può essere dissociato. Lui lo ha fatto, accettando il cuore di un’altra persona e facendolo battere con gratitudine e dignità. 

SCEGLI CONSAPEVOLMENTE DOVE METTERE LA TUA ATTENZIONE | Il suo cuore ha vent’anni più di lui. E la sua aspettativa di vita, statisticamente parlando, è quindi sfalsata rispetto alla sua effettiva età anagrafica. Dentro Stefano, quarantaduenne, batte un cuore che ha già 62 anni di vita. Potrebbe pensare a quanti anni gli restino ancora da vivere, arrabbiandosi o disperandosi all’idea della fine. Tutti noi potremmo farlo, prendendo come parametro la vita media di un essere umano. Ma la sua scelta è stata un’altra: godersi il presente, continuando a progettare il suo futuro per lasciare un segno su questa terra, fino a quando questo privilegio gli sarà concesso. Ha deciso cioè di appoggiare la sua scala sul muro del coraggio, togliendola da quello della paura.

Riascoltare la sua storia è stato per me motivo di riflessione. Scrivere queste parole uno strumento per ricordarmi che siamo di passaggio, e che la vita è un dono prezioso che va vissuto fino in fondo, fino alla fine!

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