Fino a qualche anno fa non si sentiva parlare di loro. Potremmo addirittura dire che fino agli anni 70, non ne esisteva neanche un esemplare. Stiamo parlando dei Mental Coach, “una nuova specie di professionisti in fortissima espansione” e che in pochi anni ha saputo conquistare tutti i settori della nostra società. Ma a cosa dobbiamo questa rapida espansione?

La storia racconta che un certo W. Timothy Gallwey, americano di nascita, dopo essersi laureato in letteratura inglese presso l’Università di Harvard, intraprese la carriera accademica, senza però mai tralasciare la sua passione per il tennis. Prima come giocatore, poi come allenatore, Tim si rese presto conto che molte delle prestazione dei giocatori erano ostacolate dal dialogo interno e dal giudizio. Queste limitavano le loro capacità, il che significava minore possibilità di esprime tutto il proprio potenziale sui campi da gioco, e quindi più sconfitte.

Gallwey divenne famoso in tutto il mondo con il suo libro “The inner game of tennis” (Il gioco interiore del tennis), con il quale spiegò alcune tecniche mentali che lui stesso utilizzava con i suoi atleti per farli rendere al massimo. Ben presto, “The inner game of tennis” divenne “The inner game of golf”, “……of music”, “……of work”,“……of stress”. Il suo metodo poteva essere applicato ai vari ambiti, tant’è vero che presto venne utilizzato anche nelle aziende, diventando lui stesso il mental coach di colossi come Coca-Cola, Apple e Rolls Royce.

Ma se è vero che Gallwey viene considerato il papà di tutti i coach moderni, è altrettanto vero che dagli anni 70 ad oggi questa scienza si è diffusa e si è evoluta grazie al contributo di tantissime figure professionali appartenenti ai contesti più disparati: psicologi, psicoterapeuti, matematici, linguisti, neuro-scienziati, allenatori sportivi. Ma come ha fatto a trovare così tanta presa sul mercato? E perché, se ben applicata, è in grado di fare la differenza per le persone?

La premessa è che le nostre prestazioni, di qualsiasi natura esse siano (professionali, relazionali, sportive, …….) sono, da un parte, il risultato dell’applicazione pratica delle nostre potenzialità e, dall’altra sono limitate dalle interferenze che incontriamo nella loro realizzazione. E manco a dirlo, la nostra mente gioca un ruolo fondamentale proprio sulla gestione di queste interferenze.

Agli psicologi viene un po’ di pelle d’oca quando sentono parlare di Coaching. E in certi casi, come dargli torto. Studiano parecchi anni per comprendere la psiche umana, e soprattutto per comprendere come curarla. È altrettanto vero che la maggior parte delle persone non soffre di alcuna patologia psichica, ma semplicemente non conosce come funziona la mente umana e come può ottenere il massimo dalla propria.

Chi oggi svolge eticamente il mestiere di mental coach è un professionista che si è preparato per esserlo, studiando tanto, e sperimentando su se stesso, con efficacia, i metodi che utilizza. Non si improvvisa mai, e non utilizza pratiche che possano arrecare alcun danno a chi le riceve. Non si sostituisce alla figura dello psicologo, anzi: spesso collabora con lui su percorsi che richiedono il doppio contributo. Se dovessimo definirci, noi mental coach siamo:

ALLENATORI DELLE POTENZIALITÀ MENTALI | Sappiamo che ogni essere umano è unico. E sappiamo anche che ogni essere umano possiede un potenziale che, se applicato correttamente, può trasformarsi in un potere funzionale ad esprimere il tutto il proprio talento. Il talento, a differenza di come si è soliti pensare, non è qualcosa di innato. Tutti ne abbiamo uno: ciò che conta è scoprire quale sia il nostro, allenarlo per renderlo evidente e metterlo a disposizione di altri esseri umani.

FACILITATORI DI PROCESSO | Imparare a rimuovere le interferenze è una delle chiavi per accelerare i risultati e andare dritti al punto. Il dialogo interno, lo stato d’animo e le convinzioni depotenzianti sono meccanismi che da soli fatichiamo a riconoscere, ma che se rimossi, o in alcuni casi semplicemente gestiti, possono facilitare la nostra strada verso il successo.

ESPERTI DI RISULTATI | Lo abbiamo fatto noi per primi, e lo abbiamo fatto per noi stessi. Siamo dovuti andare oltre i nostri limiti per comprendere quali meccanismi devono essere allenati per ottenere il massimo. Un buon coach non è banalmente un dispensatore di consigli, e neanche un teorico, ma piuttosto è un professionista capace di prendere per mano il proprio cliente e accompagnarlo al risultato che desidera. Lo ha già fatto per se stesso, e può farlo anche per te.

Una delle frasi più celebri di Gallwey è: “L’avversario che si nasconde nella nostra mente è molto più forte di quello che troviamo dall’altra parte della rete”. Ed è proprio in questa frase che troviamo la funzione e l’importanza del Coaching. Oggi giorno, essere un Coach è una responsabilità e un privilegio: devi prenderti a cuore i tuoi clienti, e li devi accompagnare dove meritano di arrivare. Perché in ognuno di noi vive il seme dell’auto-realizzazione, e noi tutti meritiamo di vivere una vita all’insegna della felicità!


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