“Ciao Ale, non so cosa mi stia succedendo ma non riesco più a raggiungere gli stessi risultati di prima. Penso di aver perso la motivazione”. È iniziata così, qualche giorno fa, la telefonata con un caro amico che fa gare di tiro con la carabina. Fare il lavoro che faccio con un conoscente è pratica assai sconsigliata, ma la mia deformazione professionale mi ha portato comunque a fargli due domande: “Spiegami meglio. Che cosa pensi sia cambiato rispetto a prima? Che cosa ti motiva ad andare in gara oggi, e che cosa ti spingeva a competere quando eri super motivato?”

Nella sua risposta la spiegazione: “Vedi Ale, prima andavo in gara per vincere, e per farlo mi allenavo tanto. Effettivamente, i risultati mi hanno dato ragione: ho vinto tutte le gare più prestigiose. Ma da un po’ di tempo i miei impegni sono cambiati: sono da poco diventato padre e ho intensificato con il lavoro. Continuo a fare le gare per divertirmi e tenermi in forma, ma non riesco più ad avere la motivazione di prima.” Serafica e concisa la mia considerazione a voce alta: “Se solo tu potessi riascoltare le tue parole capiresti che i tuoi risultati a nulla centrano con una perdita di motivazione, ma piuttosto ad una motivazione che è cambiata nel tempo”.

La motivazione è un concetto tanto semplice quanto articolato. Di per sé tale parola ci racconta quali sono i motivi che spingono una persona ad agire in un determinato modo e anche se sottolinearlo parrebbe scontato, i risultati che otteniamo sono una diretta conseguenza delle nostre motivazioni. Ecco perché il concetto è semplice: i motivi che ci spingono ad agire e le azioni che mettiamo in campo ci portano i risultati. Ma perché alcune persone sono naturalmente più motivate di altre? E perché per alcuni è così difficile rimanere motivati nel lungo periodo? E poi ancora… Quando si ha la sensazione di aver perso la motivazione, cosa si può fare per ritrovarla?

Premessa necessaria: ciascuno di noi vorrebbe essere più motivato e questo perché essere più motivati ci rende le cose più semplici, oltre al fatto che, quando ciò avviene, siamo anche in grado di dare un senso a ciò che facciamo. Ecco perché, per prima cosa, dobbiamo sapere che esistono due forme di motivazione.

MOTIVAZIONE ESTRINSECA | Quella che fonda la sua natura sui cosiddetti sistemi premio/punizione, che hanno costituito per secoli la base dell’educazione umana e attraverso cui il sistema nel quale viviamo cerca ancora di utilizzare per guidarci. Ma sul medio-lungo termine, le motivazione estrinseche si sono sempre dimostrate di scarsa utilità: non esiste nessun premio e nessuna punizione che possa farci fare per troppo tempo ciò che non ci piace. Inoltre, abituarsi a fare cose per ricevere qualcosa in cambio, così come farle per evitare di ricevere una punizione, deprime nel tempo la nostra capacità di motivarci intrinsecamente.

MOTIVAZIONE INTRINSECA | Quella cioè che viene dal nostro interno. Essa deriva da gusti, idee, passioni, preferenze, obiettivi, e dipende dal libero convincimento dell’individuo: per questo motivo è molto più potente. Attenzione però: la motivazione intrinseca è stata confusa negli ultimi anni con il concetto “se fai ciò che ti piace, allora…”. Sicuramente il piacere è un’emozione capace di innescare alcune azioni, ma non è sufficiente a motivare una persona nel tempo: il rischio è che tale spinta si esaurisca quando qualcosa non ci piace più, oppure addirittura quando arriva qualcosa che ci piace di più. La motivazione intrinseca centra col fare qualcosa in cui si crede e questa è forte quando facciamo qualcosa che per noi vale veramente la pena; quando facciamo in modo che il nostro sistema di valori e le nostre convinzioni più profonde siano allineate in maniera viscerale.

MOTIVAZIONE IN PRATICA | Attingere quindi alla nostra motivazione intrinseca è un processo di ricerca e attuazione che richiede due fasi. La prima, riguarda la definizione degli obiettivi a medio/lungo termine e la verifica che essi siano allineati con quello in cui si crede e con ciò che siamo. In questo modo la motivazione non si dissolverà alle prime difficoltà o al sopraggiungere di altre “sirene”. La seconda, invece, riguarda la routine quotidiana, e prevede di pianificare, scegliere, e ripetere le attività che si fanno al fine di creare delle abitudini potenzianti. Così facendo ciascuno di noi sarà in grado di mantenere la spinta iniziale della motivazione col minimo sforzo. 

Mettendo in pratica questo processo in due fasi, affidandosi alla sua comprovata validità,è possibile vivere l’emozione del “sentirci motivati”. E quando ciò avviene siamo anche in grado di dare più senso alla nostra quotidianità e sentirci più felici.Non è forse questo uno dei presupposti per affrontare la vita al meglio?


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